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sabato 31 dicembre 2011

BUON ANNO!!!


Auguro a tutti un felice e sereno 2012.






venerdì 23 dicembre 2011

martedì 6 dicembre 2011

Cloreen, la principessa senza regno

Da oggi potrete acquistare il primo romanzo di un nuovo autore del fantasy.

Un romanzo godibile dalla prima all'ultima pagina, dove i canoni del fantasy ci sono tutti e accompagnano il lettore tra vari colpi di scena.

Adatto per giovani e meno giovani.

Se siete interessati all'acquisto potete inviare una email a lqfantasia@gmail.com
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Pubblicazioni - Libri - Romanzi - Racconti


A presto

lunedì 31 ottobre 2011

sabato 29 ottobre 2011

Samhain - Hallowen

Si festeggia la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre ed è una festa di origini antichissime, dedicata al culto dei morti. Si credeva che in questa notte fuori dal tempo le barriere tra il regno dei morti e dei vivi si assottigliassero e i morti potessero tornare nel mondo dei vivi e i vivi andare in quello dei morti.


Oltre a questo si pensava che si spalancassero anche le porte del mondo fatato e appunto le fate camminassero tra gli esseri umani, non sempre con fini benevoli per gli uomini, ai quali facevano scherzi a volte pesanti e pericolosi. Da questo probabilmente nasce la tradizione del conosciutissimo “dolcetto o scherzetto?” anglosassone.


La successiva festa cristiana di Ognissanti fu istituita da Papa Bonifacio IV nel 610 e veniva celebrata il 13 maggio. Fu poi Papa Gregorio III a spostare la data al 1 novembre per soppiantare la festa pagana di Samhain, ancora molto radicata nei territori nordici dove le usanze celtiche erano ancora molto vive, da questo spostamento nasce l'attuale festa di Ognissanti e dei morti.


Samhain era una festa legata ai cicli della terra e il suo arrivo stava a indicare l'arrivo della stagione buia e fredda, la natura muore, metaforicamente parlando, e uscire di casa fa paura per il buio precoce delle giornate (ai tempi dei celti non esisteva l'illuminazione stradale, e malgrado questo oggi non è lo stesso consigliabile uscire di casa in tardo orario... ), ci si rannicchiava al calduccio delle proprie case, davanti al fuoco, e si passava il tempo narrando storie, aspettando che la stagione fredda passasse e tornasse la vita nei campi, consumando intanto le scorte alimentari raccolte e immagazzinate durante la bella stagione, sperando nella prosperità dei successivi raccolti.


Tradizione pagana di questa festa riguarda proprio il fuoco, vita e difesa delle popolazioni antiche che con esso si riscaldavano difendendosi dal freddo (tipico di questo periodo) e dagli animali selvatici e cucinavano i propri cibi. Infatti nei vari villaggi di origine celtica alla vigilia di Samhain venivano spenti tutti i fuochi, per evitare che gli spiriti malvagi trovassero la strada della casa, che venivano poi riaccesi il mattino dopo dalle braci del fuoco sacro. Con questo gesto si simboleggiava la fine del vecchio anno e l'inizio del nuovo anno, un anno in cui ci si lascia alle spalle ciò che non ci è piaciuto del vecchio anno e si mettono le basi per un anno prospero.

Invece secondo altre tradizioni anglosassoni le lanterne servivano accese per indicare la strada di casa ai cari estinti che venivano a festeggiare con i vivi e si fermavano con essi per aiutarli e proteggerli.

Samhain era il capodanno celtico.


Per la cultura Wicca questa data rappresenta uno dei quattro sabba maggiori. In esso si festeggia appunto la morte del Dio e il fatto che la Dea ne piange la scomparsa e per il dolore si rifugia nella fredda terra, ma il cuore della festa riguarda proprio la rinascita che avverrà a Yule (solstizio di inverno e festa del Natale) quando il Dio rinasce e la Dea ritorna feconda.


Mele e zucche sono i simboli di questa festa, le mele in particolare erano usate come protezione contro le negatività tagliate in orizzontale (il torsolo forma così un pentagramma) e appese alle finestre.


Tutto questo trova spiegazione nel fatto che le culture pagane legate al ciclo dell'agricoltura e quindi della terra sapevamo che la vita e la morte sono strettamente collegati e che la morte può essere un nuovo inizio (su quest'ultimo fatto si fonda il culto dei morti, principalmente dei propri morti che si crede che se anche privi di corpo fisico stanno sempre vicino ai vivi e li proteggono, cioè una morte che non è una fine completa finché i vivi ricordano i defunti).


Questa festa nella tradizione pagana fa parte delle quattro feste maggiori o Sabba, è considerata la festa più importante dell'anno ed anche la notte più magica dell'anno in cui si possono fare gli auspici migliori con vari mezzi: tarocchi, rune, mele, sassi specchi ecc.

Una vera notte di potere.

Sulla ruota dell'anno è posizionato proprio all'opposto di Beltane: buio e luce, morte e vita, fine e inizio. Insomma il cerchio della vita.

Molti eventi della mitologia celtica accaddero in questa notte.

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Questo anticamente era anche un periodo di meditazione su se stessi per fare il conto di ciò che si era riuscito a fare e di ciò che si voleva ancora ottenere. Si meditava e si cercava di migliorare se stessi in modo da avere un anno migliore di quello che era finito.


Questo è tutt'ora valido per migliorare se stessi cambiando le proprie cattive abitudini, in modo da ottenere ciò che si desidera.


La lezione essenziale che ci insegna questa festa, come le altre feste, è che non bisogna indugiare in tristezze e lasciarci alle spalle tutto ciò che ci rattrista e che ci blocca e rigenerasi per andare avanti con la nostra vita e i nostri desideri da realizzare.

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Contrariamente a ciò che si crede la festa non è di origine prettamente anglosassone e/o americana, ma anche in Italia ha le sue radici antiche nelle feste popolari, cambia solo la data passando dalla notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre alla notte tra il 1 novembre e il 2 novembre. Lo scopo ultimo è comunque lo stesso: onorare i propri defunti.

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In Italia più di ogni altra cosa questa data rappresenta la ricorrenza in cui si commemorano i propri cari estinti in vari modi a seconda della regione: il fulcro rimane comunque onorare i morti con preghiere e banchetti in loro onore, oltre ad accendere candele in loro memoria bianche o colorate, come preferiamo. Oltre a onorare la loro memoria e a ricordarli con questa festa, in particolare, si chiede il loro aiuto e la loro protezione.


Tra le usanze legate alla notte tra il 1 e il 2 novembre possiamo ricordare:


In alcune regioni, come il Piemonte per cena si lasciava un posto in più a tavola, riservato ai defunti che sarebbero tornati in visita.

In Val d'Ossola sembra esserci una particolarità' in tal senso: dopo la cena, tutte le famiglie si recavano insieme al cimitero, lasciando le case vuote in modo che i morti potessero andare li' a ristorarsi in pace. Il ritorno alle case era poi annunciato dal suono delle campane, perché' i defunti potessero ritirarsi senza fastidio.

In Valle d’Aosta la tradizione celtica si è mantenuta viva. Nonostante l’avvento del Cristianesimo, alcuni aspetti dell’antica festa irlandese di Samhain legata all’origine di Halloween, si sono trasferiti nella festività di Ognissanti e in quella successiva dedicata al culto dei morti. Per tradizione infatti, in questa regione nella notte a cavallo fra l’1 e il 2 novembre, si usava vegliare davanti ai fuochi lasciando sulle tavole delle pietanze per i morti che si credeva dovessero visitare le case dei vivi.


In Sardegna, dopo la visita al cimitero e la messa, si tornava a casa a cenare, con la famiglia riunita. Finita la cena non si sparecchiava, lasciando tutto intatto per gli eventuali defunti e spiriti che avrebbero potuto visitare la casa durante la notte. Prima della cena, i bambini andavano in giro per il paese a bussare alle porte, dicendo: ”morti, morti... ” e ricevendo in cambio dolcetti e frutta secca (il locale dolcetto o scherzetto).

In Calabria ci si avviava in corteo verso i cimiteri: e qui dopo le benedizioni e le preghiere per entrare in contatto con i defunti, si preparava un banchetto direttamente sulla tomba.

In Puglia, la sera precedente il due novembre, si usa apparechciare la tavola per la cena dei morti, con tutti gli accessori, pane acqua e vino, che si crede tornino a visitare i parenti e si fermino fino a natale o alla befana.


Ad Orsara (in Puglia) in particolare, la festa veniva (e viene ancora) chiamata Fuuc acost e coinvolge tutto il paese. Si decorano le zucche chiamate Cocce priatorje, si accendono falò di rami di ginestre agli incroci e nelle piazze e si cucina sulle loro braci; anche qui comunque gli avanzi vengono riservati ai morti, lasciandoli disposti agli angoli delle strade.

In Sicilia i genitori preparano dolci e frutta secca da regalare ai bambini, dicendo loro che si tratta di un regalo dei morti, come premio se sono stati buoni durante l'anno. In rari casi i bambini potevano ricevere anche del denaro.

In Emilia Romagna nei tempi passati, i poveri andavano di casa in casa a chiedere "la carita' di murt", ricevendo cibo dalle persone da cui bussavano. Con questa carità si calmavano le anime dei morti. Questa usanza è diffusa sotto altri nomi in altre regioni, originando la base dell'usanza moderna dei bambini di andare di casa in casa travestiti a fare “dolcetto o scherzetto”.


A Bormio in Lombardia invece, la notte del 2 novembre si era soliti mettere sul davanzale una zucca riempita di vino.

In Veneto le zucche venivano svuotate, dipinte e trasformate in lanterne e la candela all'interno rappresentava l'idea della resurrezione.

Anche in Abruzzo si decoravano le zucche, e i ragazzi di paese andavano a bussare di casa in casa domandando offerte per i morti, solitamente frutta di stagione, frutta secca e dolci. Questa tradizione e' ancora viva in alcune localita' abruzzesi.

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Leggenda per antonomasia di Hallowen è quella di Jack O'Lantern.


“Intagliare delle zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all'interno è il tradizionale rito di Halloween. Queste zucche si chiamano "Jack-o'-lantern" perché traggono origine dall'omonima leggenda irlandese, tipica di questa ricorrenza. La leggenda racconta che il fabbro "Stingy Jack", ubriacone e dissoluto, vendette l'anima al Diavolo per pagare i suoi debiti di gioco. Incontrato il Demonio la sera di Halloween, Jack gli offrì da bere. Questi accettò, per poi poter riscuotere il dovuto. Jack però sfido il Diavolo, dicendo che dubitava che potesse trasformarsi in qualsiasi cosa volesse. Il Diavolo si trasformò in una moneta che avrebbe pagato la bevuta, e gli eccessi, di Jack. Il fabbro però fu lesto a mettere la moneta in tasca, assieme ad una croce d'argento che possedeva, impedendo così al Diavolo di ritrasformarsi. Jack si accordò con il Diavolo perchè lo lasciasse in pace per un anno, con il proposito nel frattempo di cambiare vita e redimersi. Il Diavolo accettò, ma Jack lasciò trascorrere il tempo senza ravvedersi e senza curarsi della moglie, dei poveri e andare in chiesa, come si era proposto. Quando l'anno successivo al giorno di Halloween il Diavolo si presentò, Jack riuscì ancora a bleffarlo, riuscendo a fare con lui un patto che prevedeva che non l'avrebbe preso per dieci anni. Però l'anno seguente Jack morì. Rifiutato dal Paradiso, si presentò all'inferno, ma anche qui il Diavolo, in base al loro patto lo rifiutò. Quando Jack si allontanò dalla porta dell'inferno, il Diavolo gli scagliò un tizzone ardente, che Jack pose dentro una rapa cava, per farsi luce nel suo eterno vagare alla ricerca di una dimora. Questa legenda irlandese voleva far meditare, specie i più piccoli, sulla condotta di vita e quanto fosse brutto il vagare nelle tenebre (reali e simboliche). Divenne tradizione scavare le rape e illuminarle all'interno con una fiamma, per esporle di notte.

Quando si vedono i fuochi fatui, causati dalla materia in decomposizione sulle sponde delle paludi, si dice che sia Jack O'Lantern che vaghi in cerca di riposo.”

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La festa col passare del tempo ha perso il suo significato originario diventando una festa per i bambini, su cui le grandi ditte della distribuzione costruiscono le loro ricchezze. Forse la tradizione si può trovare ancora in qualche paesino dove le origini della festa si sono conservate di più.

In città oltre al lato commerciale vi è la visita, quasi un rito forzato, al cimitero per commemorare i morti.

Insomma è solo più una festa commerciale.


Fonti: Wikipedia, Halloweenight.it, Cantualeantonianum.com, Intrage.it, Il Giardino Segreto, Luce di strega.



sabato 22 ottobre 2011

Illustrazioni - Dipinti - Disegni










Ecco un'altra mia opera, l'ho intitolata
"La finestra sulla fantasia".














Se siete interessati ad averne una copia mi potete contattare
alla email
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e sarò lieta di darvi tutte le informazioni che vi interessano.

Altre mie creazioni le potete trovare nella pagina "Illustrazioni - Dipinti - Disegni", dove raccoglierò tutte le mie opere per una più facile consultazione.

A presto.

sabato 15 ottobre 2011

Illustrazioni - Dipinti -Disegni

Due mie opere ispirate alla favola di "Anansi il ragno", dove ho sperimentato una tecnica di colorazione diversa.










































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A presto.

sabato 8 ottobre 2011

Illustrazioni - Dipinti - Disegni




Una natura morta creata interamente con la grafica al computer, che mi ha dato molta soddisfazione nel farla, oltre a molto lavoro nel lavorare gli acini d'uva uno alla volta, ma il risultato finale mi ha premiato.








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A presto.

sabato 1 ottobre 2011




La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.



Titolo Non è mia figlia

Autore Hannah Sophie

Euro 9,90





Trama

Alice Fancourt è stata lontana da casa solo due ore, eppure non vede l'ora di riabbracciare la sua bambina, la piccola Florence di due settimane. Ma, imboccato il vialetto di casa, Alice capisce subito che c'è qualcosa che non va. La porta è aperta, le stanze sono avvolte dal silenzio. Alice corre in camera della piccola e con orrore si rende conto che la bambina che dorme nella culla non è sua figlia. Al suo posto c'è un'altra neonata, un altro viso, un altro pianto. Ma dov'è Florence? E come è possibile che David, il marito di Alice, che doveva badare alla bambina, non si sia accorto di nulla? È l'inizio di un incubo. Perché nessuno le crede. Né David né la suocera Vivianne. Per loro Alice è solo depressa e rifiuta la bambina. E mentre David diventa sempre più aggressivo e minaccioso, ad Alice non resta altra scelta che rivolgersi alla polizia. A occuparsi del caso la detective Charlie Zailer e l'ispettore Simon Waterhouse. Alice non ha alcuna prova, solo la sua testimonianza, quella di una madre sicura che quel viso e quell'odore non sono quelli della bambina che ha portato in grembo per nove mesi. L'unica soluzione è convincere la polizia a eseguire il test del DNA. Ma il tempo scorre. Ogni minuto può essere fatale. E quando Simon Waterhouse finalmente acconsente a eseguire il test, forse è troppo tardi. Alice e la neonata sono sparite.

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Recensione

Si svolge su due piani temporali; quello della protagonista, Alice, e quello del detective Simon. Si interseca bene questa narrazione e il libro fila liscio: in certi punti è stato parecchio duro e mi ha turbato parecchio. Le situazioni descritte al limite del sadismo non possono non lasciare il segno.
Se lo si analizza bene durante la lettura, il finale è quasi prevedibile: diverso invece è il capirne il movente. Talmente troppo macchinoso che risulta inverosimile; arrivare a ordire un sistema del genere per garantire alla giustizia un assassino è veramente improbabile. Rimangono degli interrogativi quando finisce, sul presunto assassino e sul marito...interrogativi non risolti. Si arriva all'ultima pagina e ci si chiede 'e quindi?'...

Ciò non toglie che questo romanzo è scritto bene, con un occhio di riguardo per le implicazioni psicologiche di questa vicenda.

sabato 24 settembre 2011

I diari dell'angelo custode




La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.



Titolo I diari dell'angelo custode

Autore Jess Cooke Carolyn

Euro 18,60




Trama

Margot ha quarant'anni e la sua vita è stata tutta un errore. Cresciuta senza genitori, oggi è una donna incapace di ricambiare un grande amore, una madre incapace di salvare il proprio figlio da un destino di infelicità. Il giorno in cui muore in circostanze misteriose, Margot è sola. Ma la sua vita non si conclude. Ciò che sembrava la fine è in realtà una trasformazione: Margot diventa un angelo custode e dovrà proteggere una vita mortale. Scopre però che per volere divino, o forse del fato, l'essere umano che le è stato affidato altri non è che se stessa. Costretta a tornare sulla terra per rivivere la propria vita, dovrà così assistere nuovamente alla vertiginosa altalena dei suoi giorni, fatti di molti dolori e rari momenti di felicità. Da angelo custode di se stessa, Margot dovrà capire quanto e come potrà intervenire per cambiare il corso degli avvenimenti e sostenere quella fragile bambina, poi ragazza e infine donna nelle mille scelte, a volte felici, più spesso tragiche, della sua esistenza. Fra i tanti dubbi e rimpianti ha solo una certezza: è disposta a tutto pur di cambiare almeno un evento, uno solo...

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Recensione

Qualcuno ci crede, qualcuno no, ma per chi ha la certezza di avere un angelo custode che lo protegge questo libro non sarà una novità. Per chi non è toccato da questo argomento potrà sembrare un libro da poco, la solita manovra commerciale e lo accantonerà senza troppi problemi giudicandolo in modo sommario.
Per chi invece ha affrontato un diverso percorso di vita, questo romanzo è un tassello che va ad incastrarsi sapientemente in mezzo agli altri.
Le prime impressioni sono di struggende delicatezza, di speranza e di ineluttabilità; in questo libro vi sono mescolati sapientemente tante emozioni e per essere il romanzo d'esordio della Jess-Coke devo dire che le è venuto molto bene. Ripercorrere tutta la propria vita, riprovare il dolore, la distruzione dei propri sogni, il vagare alla ricerca di se stessi è straziante, e la protagonista del racconto fa proprio questo, ritornata sotto forma di angelo custode di se stessa. Ma si può cambiare la sorte del proprio destino? Fare in modo di rimescolare le carte e fare prendere un corso diverso alla propria vita. Dovete leggerlo per scoprirlo..io non voglio anticipare nulla, anzi, solo una cosa posso dire: il finale non è assolutamente scontato, fa pensare, riflettere, ma sotto sotto infonde una grande speranza.


domenica 18 settembre 2011

Illustrazioni - Dipinti - Disegni

Un mio dipinto di recente esecuzione. Acrilico su tela.

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Altre mie creazioni le potete trovare nella pagina "Illustrazioni - Dipinti - Disegni", dove raccoglierò tutte le mie opere per una più facile consultazione.

A presto.

















sabato 17 settembre 2011

Il profumo



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.









Titolo Il profumo

Autore Süskind Patrick

Euro 17,60






Trama

Jean-Baptiste Grenouille, nato il 17 luglio 1783 nel luogo più puzzolente di Francia, il Cimetière des Innocents di Parigi, rifiutato dalla madre fin dal momento della nascita, rifiutato dalle balie perché non ha l'odore che dovrebbero avere i neonati, anzi perché "non ha nessun odore", rifiutato dagli istituti religiosi, riesce a sopravvivere a dispetto di tutto e di tutti. E, crescendo, scopre di possedere un dono inestimabile: una prodigiosa capacità di percepire e distinguere gli odori. Forte di questa facoltà, di quest'unica qualità, Grenouille decide di diventare il più grande profumiere del mondo, e il lettore lo segue nel suo peregrinare tra botteghe odorose, apprendista stregone che supera in breve ogni maestro passando dalla popolosa e fetida Parigi a Grasse, città dei profumieri nell'ariosa Provenza. L'ambizione di Grenouille non è quella di arricchirsi, né ha sete di gloria; persegue, invece, un suo folle sogno: dominare il cuore degli uomini creando un profumo capace di ingenerare l'amore in chiunque lo fiuti, e pur di ottenerlo non si fermerà davanti a nulla.

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Recensione

Meraviglioso. Riesce a catturare tutti i sensi! In primis, l'olfatto, grande protagonista di questo libro, ma anche gli altri sensi ne sono coinvolti perchè l'autore da delle definizioni così straordinarie di tutto ciò che circonda il protagonista che riesce a rendere partecipe il lettore affinandogli il gusto (i cibi), l'udito (i rumori delle città, del popolo, della natura), la vista ( il mondo visto da Grenouille) e il tatto (tutto ciò che tocca Grenouille). E' un tripudio di sensazioni unite alla non comune facilità per Suskind di creare un personaggio abbietto ma che non riesce a diventarlo agli occhi di chi legge questo romanzo.

Un piccolo capolavoro!


sabato 10 settembre 2011

La contessa nera



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.







Titolo La contessa nera

Autore Johns Rebecca

Euro 18,60





Trama

Ungheria, 1611. L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna completamente vestita di nero è sveglia da ore. Murata viva in una stanza fino alla morte: così ha decretato il conte palatino. Ma la contessa Erzsébet Bàthory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Ha solo sei anni quando, nella sua dimora tra i freddi monti della Transilvania, assiste ad atti di violenza indicibili. Neanche quando, appena adolescente, è costretta a sposare l'algido e violento Ferenc Nàdasdy. Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sàrvàr è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Lotte sanguinose, piene di sotterfugi e tranelli, che fanno emergere la parte più oscura della contessa, un'anima nera. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. Chi è davvero la donna imprigionata tra le gelide pietre di Csejthe? È solo vittima di una cospirazione per toglierle il potere? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere in un mondo dominato dagli uomini? La contessa nera si ispira alla figura della prima serial killer della storia, Erzsébet Bàthory, la contessa sanguinaria. Padrona spietata, torturatrice di centinaia di giovani donne, assassina crudele.

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Recensione

Forse la colpa dell'autrice del libro è di aver addolcito troppo il personaggio della Bathory, che esce da questo libro come una donna coraggiosa, dedita al marito e ai figli, con un'anima sensibile e umanitaria...La leggenda vuole che la figura di Elizabeth non fosse proprio così anzi. Però il libro nel suo complesso è buono, scritto bene, con descrizioni di vita e di ambientazioni storiche ben definiti. Si può dire che non si riesce a provare odio per questa donna che nella sua vita, pur di tenere in riga i domestici, anzi, le domestiche, che spesso approfittavano della bontà della loro padrona per deriderla dietro le spalle o per rubare cibo e pezzi di arredamento, non esitava a picchiarle a sangue a cui seguiva per molte la morte.
Ne esce un ritratto lucido e vivo di questo personaggio molto controverso, molto diverso dalla realtà, ma non dimentichiamo che questo è un romanzo e non una biografia di Elizabeth Bathory 'La contessa sanguinaria'.


sabato 3 settembre 2011

Dormi per sempre



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.








Titolo Dormi per sempre

Autore Thiesler Sabine

Euro 18,60







Trama

Una villa sulle colline toscane. Isolata, in mezzo al bosco, il luogo ideale per rilassarsi e godere della reciproca compagnia: sono anni che Magda e Johannes hanno realizzato il loro sogno e tutte le estati, puntualmente, lasciano Berlino per trasferirsi vicino a Montevarchi nella loro casa, accanto a conoscenti che sono ormai diventati amici. Ma questa estate è diversa da tutte le altre. Magda sta aspettando il marito che si è trattenuto qualche giorno ancora a Berlino. Lei sa perché è restato in Germania: perché ha un’amante. E Magda non può più sopportare questa situazione. Johannes le ha distrutto la vita ed è giunto il tempo della vendetta. Magda ha progettato tutto e, a mano a mano che con la mente ripercorre ogni minimo dettaglio del suo piano, ritrova la calma, la serenità, quasi la felicità.
In una serena mattina d’estate ucciderà il marito, ne denuncerà la scomparsa e nasconderà il cadavere. In fondo solo così potrà preservare il suo amore, solo così sentirà Johannes nuovamente vicino a lei, così vicino da non distinguere più la realtà dall’immaginazione. Quando, però, inaspettato, arriva in Toscana Lukas, il fratello di Johannes, la situazione precipita. Da sempre segretamente innamorato di Magda, l’aiuta per amor suo nella ricerca del marito scomparso. Non sa quale incubo l’aspetta e troppo tardi capisce in quale trappola mortale si è infilato...

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Recensione

Inizia in modo secco; cadavere ed assassino ci sono già alle prime pagine. Poi prosegue, liscio, senza troppi scossoni, ma fa sorgere un pò di dubbi perchè la protagonista Magda,che uccide il marito, ha dei comportamenti un pò dubbi e talmente ridicoli che iniziano ad irritarmi mentre proseguo la lettura. Ma tutto diventa più avvincente e incredibile quando nel romanzo entra la figura di Lukas, il cognato. Da questo momento, la figura di Magda cambia di prospettiva, non si capisce se sia una lucida e spietata assassina o se abbia qualche serio problema mentale. Dopo l'ingresso di Lukas, c'è quello di Stefano Trepo che, per caso, scopre il cadavere e ne approfitta per ricattare la coppia di cognati. La figura di Trepo è veramente indisponente, ma è fondamentale per lo sviluppo del romanzo; un ragazzotto che di professione fa il recensore di libri e/o di opere, arrogante, senza sentimenti, con un concetto di professionalità lavorativa molto bassa e che vive per la popolarità riflessa che gli garantisce il tipo di lavoro che svolge.
Da quel momento le pagine volano tra sospetti, sensi di colpa, rivelazioni, azioni imprevedibili e soprattutto emozioni; si 'Dormi per sempre' ci regala emozioni ed un finale inaspettato.
Ottimi i personaggi di Lukas, Magda e Stefano; meno credibili quello del carabiniere Neri, che poteva essere più approfondito e meno idiota di come l'autrice l'ha fatto apparire.



martedì 30 agosto 2011

Tanti auguri, sorellina

Tantissimi auguri, sorellina, cento di questi giorni e che siano tutti felici.

   

sabato 20 agosto 2011

LA RAGAZZA IN BLU



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.







La ragazza in blu
di Susan Vreeland

Euro 14,50










Trama

Nella cantina di casa di un insegnante di matematica, Cornelius Engelbrecht, un signore sobriamente vestito, dal carattere chiuso e dall'atteggiamento sfuggente, giace un quadro prezioso che ritrae una ragazza vestita di blu. In un momento d'abbandono e di inconsueta familiarità, Engelbrecht confida a un amico che il quadro, palesemente risalente al XVII secolo, è una delle opere "ignote" di Vermeer, il grande pittore olandese. Suo padre, ufficiale nazista durante la guerra, l'aveva trafugato a una famiglia ebrea.

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Recensione

Delicato, ecco l'aggettivo che si adatta alla perfezione a questo romanzo. La Vreeland ci racconta la storia di questo dipinto, che passa di famiglia in famiglia, e ci consente di conoscere uno spaccato di vita di ognuno dei possessori del quadro.
E' come un cerchio che alla fine si chiude e ci riporta all'inizio della storia; la figura della ragazza in blu affascina e provoca sensazioni ed emozioni in tutti coloro che hanno la possibilità di posare gli occhi su di lei. Emozioni e sensazioni lievi e delicati come un soffio di vento tra i capelli ma inattaccabili nella memoria e nel cuore.

sabato 13 agosto 2011

Soulless



Ecco la recensione di un libro che ho letto.










Soulless
di Gail Carriger

Dalai editore

Euro 17,90





Trama

Nella Londra di fine Ottocento, uomini, vampiri e licantropi hanno imparato a convivere, ma questo non rende più facile la vita alla giovane Alexia Tarabotti. Infatti non ha un'anima (un bello svantaggio per una zitella in cerca di marito); suo padre è morto e, per aggiungere sfortuna alla sfortuna, era pure di origine italiana! Quando un vampiro l'aggredisce e lei lo uccide con il suo inseparabile parasole, le cose sembrano precipitare: la regina Vittoria in persona manda l'inquietante Lord Maccom (un lupo mannaro volgare e trasandato) a svolgere le indagini. Ma c'è dell'altro: la popolazione di vampiri di Londra inizia a essere misteriosamente decimata, e tutti sembrano ritenere Alexia colpevole. Chi vuole incastrarla? Riuscirà la ragazza a sfruttare a proprio vantaggio l'invulnerabilità ai poteri soprannaturali derivante dalla sua condizione di soulless, cioè senz'anima? O i suoi guai non sono ancora finiti?


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Recensione

Un urban-horror-romantic ambientato in epoca vittoriana. La protagonista, la senz'anima Alexia Tarabotti, è una donna indipendente e moderna che affronta la sua condizione di zitella con ironia e sfruttando al massimo i vantaggi che questo le fornisce nei rapporti interpersonali, andando in alcuni casi contro le convenzioni del tempo, delle quali non gli importa nulla. Tutto questo la rende simpatica e facilità l'immedesimazione .


Tutta la vicenda inizia a una festa dove difendendosi da un vampiro che la voleva aggredire lo uccide, aiutata dalla stoltezza dello stesso aggressore. Le indagini vengono affidate a Lord Maccom (lupo mannaro e altro protagonista della storia).

Le discussioni tra i due sono ben scritte e rendono molto bene la storia, facendo intuire che tra i due dovrà succedere qualcosa: o lui la divora o la sposa.


La donna si trova suo malgrado, più o meno visto che vorrebbe collaborare col Prin (l'ente che ha l'incarico di tenere sotto controllo le creature soprannaturali), nelle vicende che portano alla scomparsa di molti vampiri nella Londra vittoriana. Lei stessa è oggetto di tentativi di rapimento, l'ultimo riuscirà, per le sue doti speciali: può neutralizzare con il tocco i poteri di una creatura soprannaturale. Doti che sono anche la sua arma migliore aiutandola a salvarsi la vita, insieme alla sua forte personalità.


Il romanzo è gradevole, ben scritto e punta molto sull'ironia e il tutto lo rende scorrevole nella lettura.

Le caratteristiche delle creature soprannaturali sono indicate man mano nel corso del libro, evitando così tediose descrizioni, basandosi su una interpretazione classica delle stesse. Questo contribuisce a rendere leggero nella lettura il romanzo. Di loro si evidenza anche l'aspetto erotico, ma con l'ironia scientifica della protagonista, infatti oltre che essere una zitella indipendente e moderna è anche una donna intelligente che legge molto, specie i libri ereditati dal padre.


A mio parere un buon libro che incontrerà i gusti degli appassionati del genere.

Buona lettura.

sabato 6 agosto 2011

LA REGINA MALEDETTA



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.








La Regina Maledetta
di Jeanne Kalogridis

Euro 16,60






Trama

Molto legata a Nostradamus e all’astrologo Cosimo Ruggieri, intrigante suocera di Maria di Scozia, e responsabile del sanguinoso massacro di San Bartolomeo, Caterina de’ Medici è una delle regine più calunniate della storia. Nel romanzo “La regina maledetta”, Jeanne Kalogridis racconta la storia di una ragazza dolce, destinata a diventare una pedina nei machiavellici giochi di corte. Figlia della famiglia più potente di Firenze, Caterina rimane orfana in tenera età e a quattordici anni viene data in sposa a Enrico II di Francia. Ma la vita alla Corte di Francia si rivela molto difficile per la giovane regina. Oscurata dall’amante del marito, la splendida Diana di Poitiers, Caterina fa ricorso alle arti oscure della stregoneria per riconquistare l’amore di Enrico e riuscire ad avere quei figli che sembrano non voler arrivare…

Su uno sfondo storico perfettamente ricostruito, grazie anche alle conoscenze dell’epoca di Kalogridis, ecco dipinto con parole e inchiostro l’avvincente ritratto di una donna forte, perdutamente innamorata del marito, capace di tener testa agli intrighi di corte, ma desiderosa solo e soprattutto di conquistare la felicità.


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Recensione

Bello, bello, bello!!! Chi mi conosce sa che amo la Kalogridis e se il suo romanzo 'L'enigma della Gioconda' mi ha appassionato ed entusiasmato, in questo ha superato se stessa in bravura.
Non solo è ben scritto, ma proprio la storia che l'autrice va a raccontare è incredibilmente avvincente e la Kalogridis riesce ancor di più ad incatenare chi la legge, togliendo le briglie all'immaginazione.
Si potrebbe anche dire però che è una classica storia di intrighi a corte, passioni consumate nell'ombra o esibite con audacia, figli adulterini e legittimati...ma no, non è il solito clichè. I personaggi sono meravigliosi, tutti, ben tratteggiati e con caratteri spiccati; Enrico, il marito, un uomo debole, influenzato dalle donne (come il re padre, Francesco, uomo di gran cuore ma incline alle scappatelle) che farà soffrire Caterina non poco prima di riuscire a capire la grandezza di sua moglie. I figli di Caterina; pazzia, crudeltà, debolezza, fragilità saranno i tratti dominanti di questi personaggi che avranno un ruolo importante nella storia.....e infine.... Caterina!.... la protagonista è una donna a cui non si può non affezionarsi, fragile ma forte nello stesso tempo, con un destino duro da affrontare. E' vero che farà ricorso alle arti oscure ma perché? Perché è una donna negativa e crudele o lo fa per amore del suo uomo e dei suoi figli, oltreché per la sua terra? Ruotano attorno a lei ulteriori figure di ministri di corte, dame, parenti e affini, dignitari, astrologi, di cui uno, Cosimo Ruggieri, avrà un ruolo nella vita della protagonista molto importante.
Avvince sin dalle prime pagine questo splendido romanzo e il suo pregio, non da poco secondo me, è di dare nozioni di storia, con tanto di date e luoghi senza annoiare e confondere il lettore. Anzi, ha la prerogativa di riuscire ad appassionare ancora di più.

sabato 30 luglio 2011

Il tristo mietitore



Ecco la recensione di un libro che ho letto.









Il tristo mietitore

di Terry Pratchett

Salani Editore











Trama
Si dice che al mondo niente sia inevitabile, tranne la morte e le tasse.
Ma questo forse prima che Morte venisse licenziato in tronco. L'ultima cosa di cui un universo può aver bisogno è di un Tristo Mietitore disoccupato, perché quando un importante servizio pubblico viene a mancare la conseguenza è sempre il caos.
Ora Mondo Disco pullula di zombie e non-morti. Reg Scarpa, attivista per i diritti dei defunti, improvvisamente ha molto più lavoro di quanto si sia mai sognato. E il mago Windle Poons, trapassato di fresco, si risveglia nella tomba scoprendo di essere... morto e vegeto. Ma proprio a lui e a un ben poco temibile gruppo di non-morti (Arthur Winkings, ad esempio, era diventato vampiro dopo essere stato morso da un avvocato. Schleppel l'uomonero farebbe meglio il suo lavoro se non venisse colto da agorafobia appena fuori dal gabinetto. E Fratello Isolite, l'unica banshee al mondo con un difetto di pronuncia, invece di starsene sui tetti a gridare quando la gente sta per morire, fa passare sotto la porta un bigliettino con scritto”OOOOeeOOOeeeOOOeee”) spetta il compito di salvare il mondo dei vivi. Nel frattempo in una piccola fattoria molto, molto lontana, uno straniero alto, scuro e allampanato si rivela particolarmente abile nel maneggiare la falce.
C'è tanto grano da falciare. E una battaglia da combattere...
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Recensione
Un fantasy insolito, non si tratta della battaglia del bene contro il male, qui viene descritta la vita quotidiana di personaggi stravaganti alle prese con il fatto che i morti non rimangono tali e camminano tra i vivi. Questo comporta una serie di situazioni assurde che fanno passare spensieratamente le ore a leggere il libro.
Un libro leggero che non affatica la mente per seguirne la trama: non bisogna stare dietro a intrighi e imbrogli, immedesimarsi con il protagonista e le sue vicissitudini, si seguono gli eventi con distacco, proprio come quando si legge un giornalino, si apprezzano le varie situazioni di nonsenso che si vengono a creare su Mondo Disco quando Morte viene licenziato, e i morti non muoiono ma non sono neanche vivi, speranzosi che presto la situazione si risolva (strano a dirsi i morti vogliono morire definitivamente e i vivi li appoggiano e tentano di aiutarli?!).
Una lettura piacevole e insolita, fuori dagli schemi soliti del fantasy.

sabato 23 luglio 2011

IL GIARDINO DELLE FAVORITE



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.









Il giardino delle favorite
di Kathie Hoickman

Euro 18,60
Euro 9,90 (edizione economica)









Trama

Oxford, Biblioteca di Bodlean, 2007. Elizabeth Stavley non crede ai suoi occhi quando, tra le pagine di un antico libro di astronomia, scopre il frammento di una pergamena vecchia di quattrocento anni. Ha il colore dell'ambra ed è fragile come una foglia d'autunno. Racconta una storia proibita. Una storia rimasta nascosta per secoli che conduce nei quartieri segreti di Istanbul... Costantinopoli (antica Istanbul), 1599. Inglesi, francesi e veneziani competono tra di loro per rafforzare le relazioni diplomatiche e commerciali con il nuovo sultano dell'impero ottomano, Paul Pindar è un ricco mercante, in missione a Costantinopoli per conto della Regina d'Inghilterra. Ha il compito di portare al sultano un magnifico regalo, uno splendido orologio musicale. Ma mentre procedono i negoziati, la sua attenzione viene attirata da una voce sempre più insistente...

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Recensione

Mi è piaciuta molto la parte 'storica' di questo romanzo: le descrizioni della vita nell'harem, con tutti i personaggi e le atmosfere è ben riuscita, in alcuni tratti quasi poetica. Un po' meno invece la parte in cui si muove Elizabeth, alla ricerca della verità nella storia di Celia; l'ho trovata un po' lenta e poco attinente al romanzo, si perde un po' nella vita personale di Elizabeth, fa perdere 'tempo' al lettore perché quello che spinge nella lettura è arrivare a scrutare all'interno dell'harem, scoprire il mistero di Celia, se è riuscita a fuggire e a raggiungere il suo uomo o è rimasta, sino alla fine dei suoi giorni, a ricoprire il ruolo di concubina.
Nel complesso è un ottimo romanzo, mi ha appassionato e trovo la Hickman una brava scrittrice.

sabato 16 luglio 2011

Un eroe per l'Impero Romano


Il mio fratellino mi ha regalato questa recensione.






Un eroe per l'impero romano

Andrea Frediani

Edizioni tascabili Newton

Prezzo: Euro 6,90



Trama:

È il 101 d.C, l’anno in cui Roma, all’apice della sua potenza ed espansione, intraprende forse la sua più grande e meno conosciuta guerra: la campagna per la conquista della Dacia, l’odierna Romania. Il carismatico imperatore Traiano guida l’impresa, ossessionato dall’idea di emulare le gesta di Alessandro Magno.

Ma se i romani possono mettere in campo la disciplina, la strategia e la collaudata forza delle legioni, i daci, condotti dal re Decebalo, hanno fama leggendaria di essere uomini dal sovrumano coraggio, guerrieri pronti a tutto. E a contrastare la minaccia dell’invasore appaiono anche alcune misteriose creature, assetate di sangue romano.

All’ombra delle operazioni dirette da Traiano si intrecciano i destini di due fratelli romani: Tiberio Claudio Massimo, valoroso cavaliere, soldato ambizioso e determinato, e Marco, indolente e refrattario alle responsabilità.

Tiberio passerà alla storia come colui che catturò il temibile Decebalo: la colonna traiana e la sua stele ritrovata nel secolo scorso lo raffigurano mentre tenta di impedire al sovrano nemico di suicidarsi. Marco invece è un frumentarius, una spia, un infiltrato nelle file daciche, eppure per la vittoria finale anche le sue mosse sotterranee risulteranno decisive.

Tra missioni segrete, assedi e inseguimenti, Andrea Frediani dipinge un affresco potente della formidabile macchina da guerra romana, nella quale l’efficienza e la disciplina regnavano in misura pari alla corruzione e al privilegio di ceto.

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Recensione:

La più grande impresa della storia di Roma e anche la più controversa, in quanto tra le più scarse di informazioni attendibili. Con questa premessa l'autore inizia a narrare la storia della conquista della Dacia (più o meno l'attuale Romania) da parte delle legioni romane di Traiano.

La vicenda è narrata dal punto di vista di Tiberio Claudio Massimo, cavaliere valoroso ed eroico exploratores, fiero e indomito, il cui unico scopo è riuscire a compiere qualche missione speciale in guerra, per poter quindi diventare ufficiale, cosa che i suoi natali non gli permettono, ma soprattutto dal punto di vista di Marco, suo fratello, frumentarius (addetto quindi al trasporto delle vettovaglie, ma soprattutto con la possibilità di svolgere incarichi da infiltrato e spia dell'imperatore sia tra i nemici che tra le file stesse dei legionari.

Al contrario del fratello, Marco aspira esclusivamente alla propria sopravvivenza ed evita ogni incarico che possa aumentare il rischio che corre normalmente come soldato romano, ma quella che si prepara è una guerra contro un nemico pericoloso e fortissimo, una guerra combattuta tra battaglie campali e incursioni, assedi e attentati, guerra e guerriglia, senza esclusione di colpi.

In questo conflitto Tiberio avrà modo di soddisfare la sua ambizione, e Marco si troverà a giocare un ruolo pericolosissimo, infiltrato in mezzo ai nemici di Roma, ai Daci, alla corte stessa di re Decebalo, fingendosi un traditore dell'esercito romano.

Ma nel frattempo, Marco ha comunque un talento innato per il proprio ruolo poliziesco e ben presto si rende conto che c'è qualcosa che non va nelle legioni romane: intrighi e tradimenti sono all'ordine del giorno, come le lotte personali per soddisfare le proprie ambizioni, alle quali non è immune nemmeno lo stesso Tiberio col suo leggendario carisma.

Aggiungendo una donna amata da entrambi i fratelli, i sogni infranti dei protagonisti, il tradimento che convive costante a fianco di ognuno, la cieca ferocia di una guerra orribile trasformata in una serie efferata di delitti e massacri e la cupa leggenda di strane creature non umane dedite a bere il sangue dei soldati romani, la vicenda procede inesorabile verso il proprio triste finale, verso lo scontro fatale tra i due fratelli, nascendo e completandosi nel sangue.


Se vi piace il genere storico ma non i polpettoni classici esaltanti solo il valore dei romani rispetto ai vari barbari, troverete sicuramente molti motivi per apprezzare questo romanzo, che si legge anche rapidamente, per via dello stile di scrittura dell'autore.


Buona lettura.

sabato 9 luglio 2011

Il giardino dei segreti



La mia amica Savanna mi ha mandato questa recensione.

Grazie Savanna.



IL GIARDINO DEI SEGRETI

di Kate Morton





Descrizione

1913. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, su una nave diretta in Australia, qualcuno trova una bambina abbandonata. Una donna misteriosa, l'Autrice, aveva promesso di prendersi cura di lei. Ma è scomparsa senza lasciare traccia. 1934. La sera del suo ventunesimo compleanno, Nell O'Connor scopre un segreto che cambierà la sua vita per sempre. 1976. Molti anni più tardi si lascerà tutto alle spalle per cercare la verità, e viaggiando fino alle coste della Cornovaglia spazzate dal vento, raggiungerà lo strano e bellissimo castello di Blackhurst, un tempo dimora della nobile famiglia dei Mountrachet. 2005. Alla morte di Nell, sua nipote Cassandra riceve un'eredità spettata. Il Cliff Cottage, con il suo giardino dimenticato, famoso per i segreti che nasconde: quelli dell'oscura famiglia Mountrachet, e della sua guardiana Eliza Makepeace, autrice di inquietanti favole vittoriane. E in quel giardino, alla fine, che Cassandra trova la verità sulle proprie origini, e scioglie l'antico mistero della bambina perduta.

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Recensione

Questi sono i libri che amo di più...quelli che ti prendono per mano e ti conducono dentro i sentimenti dei personaggi e le atmosfere dell'ambiente in cui avviene la narrazione. Si svolge in tre epoche distinte ma fila liscio chè è un piacere. La bambina, protagonista del romanzo, Nell, ci racconta il segreto della sua origine e ci porta ai primi del Novecento, negli anni 70 e in quelli attuali dove, la nipote di Nell, ripercorrerà per conto di sua nonna la storia della sua vita arrivando a scoprire la verità.
E' emozionante, dolce e delicato, un romanzo senza toni forti o capaci di brutture per colpire il lettore.

sabato 2 luglio 2011

300 guerrieri


Il mio fratellino mi ha regalato questa recensione.









300 guerrieri

Andrea Frediani

Editrice Tascabili Newton

Prezzo Euro 6,90










Trama

Combattuta nel 480 a.C. dagli Spartani guidati da Leonida e dai loro alleati per difendere la libertà ellenica contro l'avanzata di Serse, la battaglia delle Termopili passò alla storia come un immortale esempio di eroismo. Secondo le cronache antiche uno solo dei trecento guerrieri di Sparta sopravvisse: Aristodemo, ritiratosi in seguito a una ferita e per questo disprezzato dai concittadini, almeno fino a quando non ebbe occasione di espiare la sua presunta viltà. Seppure scettico e disilluso, si era unito a Leonida insieme con i suoi amici, ben più motivati di lui. Insofferente all'implacabile sistema spartano, reo, ai suoi occhi, di creare non uomini, ma meri strumenti per procurare gloria allo stato, e folle d'amore per una altera femme fatale, Aristodemo disprezza Leonida, anche se il re lo prende a benvolere e gli affida gli incarichi più delicati, fino all'atteso, cruento scontro con i Persiani. Pur nella sua ideale opposizione, Aristodemo si batte valorosamente, scegliendo però di sottrarsi alla tragica fine. Il sacrificio dei compagni acquisirà anche ai suoi occhi una dimensione eroica, quando avrà appreso i retroscena che si celavano dietro l'impresa.

300 guerrieri racconta da un punto di vista assolutamente inedito la storia dell'epica battaglia, rivelando le passioni e gli intrighi, la cruda violenza e il coraggio nelle gesta leggendarie di trecento eroi.

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Recensione

La storia della battaglia delle Termopili è conosciutissima, in particolare sull'onda dell'ultimo fumetto da cui è stato tratto il polpettone cinematografico 300.

Ma per chi vuole leggere qualcosa di molto più realistico, da un punto di vista storico, senza cadere nelle esagerazioni fumettistiche, questo libro è perfetto.

Aristodemo, unico superstite dell'epico scontro, a seguito di una ferita agli occhi che lo ha quasi reso cieco, rivive come in un flash-back l'antefatto, la partenza per il fronte, l'attesa del nemico e l'inizio degli scontri, fino alla missione segreta che lo ha portato dentro il campo nemico e ne ha causato la ferita, a seguito della quale ha scelto di ritirarsi l'ultimo giorno insieme agli altri greci quando si è scoperto il tradimento che ha permesso ai Persiani di aggirare la postazione, e di sopravvivere quindi ai suoi compagni e ai suoi amici, per tornare in una Sparta che lo ha disprezzato, da una donna che lo aveva sedotto per i propri fini, in una società dove gli intrighi sono all'ordine del giorno e dove la vita dei soldati è sacrificabile alla propria sete di potere.

Accortosi degli inganni in cui era caduto, e di quelli che hanno causato la sconfitta e la morte di Leonida e dei suoi amici, riesce a reagire nell'unico modo possibile a Sparta: partecipando al combattimento nella successiva battaglia di Platea, comprendendo finalmente le motivazioni che hanno spinto Leonida e i suoi guerrieri al sacrificio, e sacrificando sé stesso in nome dell'eroismo del re e dei suoi amici, gli stessi che aveva in passato disprezzato per la loro cieca fedeltà a uno stato crudele e ipocrita.

Una visione di Sparta e della Grecia molto diversa dalle esagerazioni fumettistiche.

Una vicenda cruda, feroce, ma carica di sentimenti ed emozioni umane, di odio e amore, amicizia e rivalità, ferocia e gentilezza, onore e tradimento.

Un libro che consiglio a chi cerca una narrazione storica di una vicenda che, in fondo, ha segnato il destino di due continenti, e ha trovato ridicola la versione fumettistica.

venerdì 1 luglio 2011

Tanti Auguri Papà!



Tantissimi Auguri di

Buon Compleanno Papà!!!


Veglia su di noi da lassù!


















sabato 25 giugno 2011

Undead - gli immortali



Ecco la recensione di un libro che ho letto.










Unead - gli immortali
Autori: Dacre Stoker & Ian Holt
Editore: PiemmeBesteller
Prezzo di copertina Euro 11,00









Trama


Londra, 1912. La “compagnia degli eroi”, il gruppo di cacciatori di vampiri che aveva sconfitto il celebre Dracula, conta un membro in meno da quando il dottor Seward ha trovato la morte in circostanze misteriose.
La sua macabra fine, insieme al ritrovamento dei cadaveri di alcune giovani domme, alimenta negli altri componenti del gruppo – l'avvocato Jonathan Harker, sua moglie Mina, Arthur Holmwood e il professore Van Helsing – il sospetto che il famigerato Dracula sia tornato a colpire. Ma il vampiro che semina la morte per le strade di Londra è in realtà la bellissima Contessa ungherese Elizabeth Bathory. E' lei, capelli corvini, pelle bianchissima, la vera responsabile degli efferati delitti. La sua non è solo sete di sangue, ma anche e soprattutto di vendetta: è decisa a eliminare quelli che, venticinque anni prima, avevano sconfitto Dracula.
Ai cacciatori si unisce anche il giovane Quincey Harker, figlio di Jonathan e Mina, che viene coinvolto nella lotta contro i vampiri, ignaro che il male che vorrebbe combattere è più vicino a lui di quanto non sospetti. Tra colpi di scena e duelli si snoda una storia trascinante, in un romanzo dove passioni tutte umane si mescolano al mito delle creature destinate all'immortalità.
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Recensione
Il romanzo si presenta come il seguito del famoso Dracula di Bram Stoker e infatti uno degli autori è il suo pronipote.
Per far aderire bene gli eventi dei due romanzi gli autori di questo sequel hanno cambiato le date di alcuni avvenimenti del primo, senza comunque togliere nulla ai fatti narrati e ripresi (il tutto lo si trova nelle appendici dello stesso romanzo, spiegato proprio dagli autori).
La storia è incentrata sulla figura di Dracula e del suo ritorno, come dimostrano gli omicidi commessi da un criminale, ma ben presto svela che tutti i fatti sono opera di un altro vampiro, un'affascinante donna ungherese che gira per le vie di Londra uccidendo le prostitute (riferimento a Jack lo squartatore). Però Dracula è veramente tornato e non in chiave crudele, bensì come difensore degli uomini contro la famigerata contessa ungherese, solo che è ancora debole a causa delle ferite riportate anni prima nello scontro con la “compagnia degli eroi”. Come unico aiuto trova la sua amata Mina, che in questo romanzo gli svela i suoi sentimenti e accetta di essere trasformata.
In un crescendo di eventi, che rivelano ciò che sta dietro ai vari personaggi della compagnia degli eroi, si arriva alla parte finale e all'inevitabile scontro con la contessa ungherese, ben descritto e dove fino alla fine non si capisce chi sarà il vincitore essendo gli antagonisti di pari forza.
Altra rivelazione, ricavata dall'esame dei fatti descritti nel primo romanzo, è che il figlio di Mina è anche il figlio di Dracula, con il conseguente sconvolgimento del ragazzo cresciuto con la certezza che i vampiri fossero esseri malvagi, dei demoni.
All'espressione del figlio e al suo rifiuto della sua natura Dracula si getta dalla scogliera al sorgere del sole e Mina lo segue, dopo essere stata rifiutata anche lei dal figlio. Due torce umane che si perdono nei colori dell'alba.
Ma la fine cela anche un inizio e ritroviamo il figlio di Dracula che si imbarca sotto mentite spoglie sul Titanic per andare in America, ignaro che anche una cassa particolare è imbarcata sullo stesso transatlantico.
Il romanzo segue la strada iniziata dal famoso Dracula nel modo di esporre i personaggi e la storia, aggiornandosi comunque ai tempi ed evitando il romanzo epistolare tipico dell'epoca del predecessore.
Scorrevole e senza sorprese, tipiche dei romanzi attuali di vampiri, continua senza pretese la storia di Dracula e non vi pone la parola fine, lasciando la strada aperta a una continua, ma anche alla fantasia dei lettori.
Per chi è amante delle attuali storie horror- urban- sentimentali la storia potrebbe non piacere; ma per chi ha amato il Dracula potrà in parte ritrovare l'atmosfera e i personaggi in quella che è una buona continua degli eventi la dove si erano conclusi.


martedì 21 giugno 2011

150 anni d'Italia – Unità d'Italia

Nel marzo del 2011 l'Italia ha compiuto 150 anni, un'età ragguardevole, alla quale si è giunti attraverso un lavoro lungo e costellato di spargimenti di sangue.
L'unione dell'Italia come tutti sanno ebbe luogo nel 1861 a marzo, ma i fermenti che portarono a quell'episodio nacquero anni prima, in tempi di gravi disagi per le classi già disagiate e dalla voglia di cambiamenti che queste persone avevano per poter vivere meglio.

L'inizio di tutto avvenne nel Risorgimento con i vari moti del periodo.
Vediamo una sintesi di questi tumultuosi anni.

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Alla fine del 1700 l'Italia fu conquistata da Napoleone, in periodi successivi che coprirono il lasso temporale dal 1796 al 1809.

Nel 1796 Napoleone inizia la sua campagna d'Italia partendo proprio dal Piemonte il cui sovrano venne costretto all'armistizio nel giro di due settimane; successivamente entrò in Milano e poi in Veneto. Nel 1797 con la firma del Trattato di Campoformio la Repubblica Veneziana venne annessa allo stato austriaco.
Nel 1802 venne proclamata la Repubblica Italiana con Napoleone come presidente. Questa prima repubblica ebbe vita breve in quanto con la nomina di Napoleone a Imperatore dei francesi, automaticamente divenne anche Re d'Italia e la Repubblica divenne Regno d'Italia.
Napoleone fece pesare la sua potenza sulle pretese austriache, il cui imperatore era anche imperatore dei romani, sconfiggendolo nel 1805 e ponendo fine al Sacro Romano Impero.

Il Regno d'Italia appena nato subì vari ampliamenti con nel 1808 annessione della Toscana e delle Marche e nel 1809 occupazione di Roma e cacciata del pontefice.

Nel giro di pochi anni però l'opera di Napoleone crollò, in seguito alla fallimentare campagna di Russia infatti il suo prestigio e la sua potenza si incrinarono e la coalizione degli stati europei riuscì a sconfiggerlo costringendolo ad abdicare nel 1814 e ad andare in esilio all'isola d'Elba. Da qui riuscì a tornare ripristinando il suo regno per cento giorni, ma troppo debole venne ulteriormente sconfitto e nel 1815 venne esiliato in maniera definitiva all'isola di Sant'Elena dove morì.

Da questo fatto ebbe inizio il periodo della Restaurazione con il Congresso di Vienna. I vari stati italiani vennero ripristinati con il ritorno sui singoli troni dei sovrani cacciati da Napoleone, solo se questo non urtava gli interessi delle potenze europee, in particolare dell'Austria. .

Nel Regno di Sardegna vennero rimessi sul trono i Savoia, ai quali è legata l'unificazione dell'Italia.
La storia di questi sovrani ebbe inizio nel 1032 con Umberto Biancamano che divenne signore della Savoia, della Moriana e d'Aosta. Da lui ebbe inizio una dinastia che con mosse astute riuscì a ingrandire i propri possedimenti e a conquistare titoli su titoli, passando da conti a duchi e poi a re.
Quando erano in Francia riuscirono a domare le mire espansionistiche della Francia stessa, e proprio per meglio difendersi si spostarono in Piemonte a Torino, diventando parte inscindibile della storia d'Italia

Il Regno Lombardo Veneto andò agli austriaci.

Il Ducato di Parma e Piacenza andò come vitalizio alla moglie di Napoleone e alla sua morte sarebbe tornato ai Borboni.

Il Ducato di Modena andò agli Asburgo-Este.

Il Granducato di Toscana andò agli Asburgo-Lorena

Lo Stato Pontificio perdeva Avignone ma conservava tutto il resto.

Il Regno delle Due Sicilie andò ai Borboni.

La Repubblica di San Marino conservava la sua libertà.

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Questo stato di cose però non piaceva alla borghesia che vedeva danneggiati i propri interessi economici poiché ritornavano anche le dogane e questo fermava i commerci interni da un territorio all'altro.
Iniziò così a fermentare il malcontento tra la popolazione che sfociò nei moti rivoluzionari che abbracciarono il periodo che va dal 1820 al 1848, con la nascita di società segrete a sfondo liberale democratico, la più famosa delle quali fu la Carboneria, con alti e bassi e molti spargimenti di sangue tra i rivoluzionari.

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Sulla scia dei moti rivoluzionari della Spagna che riuscirono a ottenere la concessione della Costituzione anche in Italia ci furono delle insurrezioni, che fallirono poiché non riuscirono a ottenere l'appoggio della popolazione.

Nel 1820 nel napoletano il re Ferdinando I si vide costretto a concedere la Costituzione, ma poi richiese l'intervento dell'Austria e nel 1821 la costituzione venne abolita e i rivoluzionari condannati a morte.

A Palermo i carbonari tramavano in segreto, ma la lungaggine delle assemblee per decidere il da farsi e l'insospettirsi della polizia, che obbligò un rivoluzionario al doppio gioco, portarono alla sconfitta della rivoluzione ancora prima che insorgesse e alla condanna dei rivoluzionari, con la raccapricciante esposizione delle loro teste per decenni a monito per altri rivoluzionari.

In Piemonte l'esercito dei rivoluzionari guidato da Santorre di Santarosa entrò in Torino costringendo il sovrano ad abdicare e, in assenza dell'erede, Carlo Alberto, in parte liberale e in parte debole e facilmente plasmabile, concesse la Costituzione. Ma Carlo Felice abolì la concessione e richiamò Carlo Alberto che ubbidendo a Carlo Felice affrontò i rivoluzionari e li sconfisse, tradendo così la simpatia che aveva dimostrato nei loro confronti.

Anche a Milano i moti rivoluzionari fallirono e gli insorti furono arrestati e condannati.

Questi primi moti si conclusero nel 1823 quando le truppe della Santa Alleanza guidate da Carlo Alberto entrarono in Spagna e ripristinarono la monarchia e mettendo sul trono Ferdinando VII Quest'ultimo , forte dell'appoggio straniero, represse ferocemente la rivoluzione.

Tra gli arrestati illustri di questo periodo abbiamo Silvio Pellico, di cui famoso è il libro “Le mie prigioni”
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Nonostante questo primo insuccesso delle rivoluzioni la Carboneria non si sciolse, ma continuò a lavorare in segreto fino a ritentare la sua opera rivoluzionaria nel 1830 con ulteriori insurrezioni.
Il là di questo nuovo periodo fu dato da una insurrezione nata in Francia, dovuta al tentativo del re Carlo X di ripristinare l'assolutismo. La borghesia non era d'accordo e si oppose e dietro di lei si mise anche la nascente classe del proletariato. In questo clima il re fece diversi errori, tra cui sciogliere la Camera considerata troppo liberale e limitando la libertà di stampa.
Il popolo oppresso reagì con violenza e in tre giorni costrinse il sovrano ad abbandonare il trono e il Parlamento dichiarava decaduta la dinastia borbonica, affidando il territorio a Luigi Filippo d'Orleans. Questi abilmente si fece proclamare re, concedendo comunque più diritti alla popolazione.
Inoltre egli stabilì i principio del non intervento, cioè ogni nazione era libera di decidere da sé cosa fare.

Questo creò molta effervescenza nel resto dell'Europa e anche l'Italia non fu esente da questa nuova influenza liberale e i moti nascosti ripresero a vivere e ad agire.
La prima cosa che i rivoluzionari volevano creare in Italia era l'abolizione delle dogane che fermavano i commerci e danneggiavano gli interessi economici della borghesia. Quindi Ciro Menotti, promotore di questi nuovi moti, mirava a un liberismo economico e a un liberismo politico. La rivolta partì da Modena, dapprima appoggiata dal duca Francesco IV, ma poi fatta fallire dallo stesso duca che timoroso della reazione austriaca denunciò Menotti e lo fece arrestare e impiccare.
Piccoli successi di questo periodo si ebbero nei ducati di Parma e Toscana e nello Stato Pontificio, ma la durata fu breve, in quanto gli austriaci riuscirono a ripristinare lo status quo.

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Figura di spicco nel 1830 fu Mazzini [1], che entrò a far parte della Carboneria. I suoi ideali puntavano a costituire un'Italia libera, indipendente e repubblicana, governata da uno Stato centralizzato in qualità di rappresentante dell'unità d'Italia. Tutto questo doveva essere raggiunto attraverso un'insurrezione popolare.
Arrestato in seguito a una denuncia, fu poi prosciolto per insufficienza di prove, ma fu posto davanti alla scelta dell'esilio o del confino in una cittadina piemontese. Per continuare la sua attività scelse l'esilio e andò a Marsiglia. Qui fondo la Giovane Italia, un'organizzazione che incitava la gente a insorgere, ma la portata dei suoi ideali fu tale che superò i confini italiani e divenne di respiro europeo e così fondò la Giovane Europa.

Un primo tentativo insurrezionale Mazzini lo attuò nel 1833 in Piemonte, ma il metodo aperto e temerario della Giovane Italia permise a Carlo Alberto di venire a conoscenza del fatto prima che fosse attuato e la repressione fu molto dura, in quanto riguardava l'esercito che era al servizio assoluto del re.
L'attività non si interruppe e nel 1834 l'azione insurrezionale partì dalla Svizzera, dove alcuni italiani si dovevano infiltrare nelle fila sabaude innescando la ribellione. Il segnale della rivolta sarebbe stato dato da Garibaldi [2], affiliato della Giovane Italia. Anche questo tentativo fallì e Garibaldi fu costretto alla fuga in America del Sud. Su di lui venne emessa una condanna a morte.

Per questi suoi atti Mazzini fu costretto a rifugiarsi in Inghilterra, da dove continuò lo stesso a far sentire i suoi ideali per cambiare i governi italiani. I focolai rivoluzionari nell'Italia meridionale non cessarono e anche stavolta il tentativo insurrezionale a opera dei fratelli Bandiera fallì poiché il governo inglese apriva la posta di Mazzini. Siamo nell'anno 1844.

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In seguito ai ripetuti tentativi rivoluzionari falliti di Mazzini, nasce un nuovo movimento, un movimento moderato che non puntava alle insurrezioni e agli spargimenti di sangue. Portavoce di questo movimento fu il Gioberti, cappellano alla corte di Carlo Alberto, poi implicato in un tentativo mazziniano e quindi esiliato.
Le basi di questo movimento, denominato neoguelfismo, soddisfacevano i benpensanti: nessuna rottura con il presente, conservazione delle dinastie, assente ogni tipo di appello all'insurrezione popolare, iniziativa dei principi e pieno rispetto dell'ordine costituito, completo accordo col papato, anzi la rinascita dell'Italia sarebbe dovuta essere guidata proprio dal papato secondo Gioberti.
Il caso del Lombardo – Veneto ancora sotto gli austriaci non lo affrontò. Invece secondo Balbo il comando doveva essere affidato ai vari principi che con peso di una minaccia armata avrebbe dovuto respingere l'Austria e unire l'Italia.
Comunque in questi anni si inizia a parlare di penisola e dei suoi problemi e non dei singoli regni separati. Un primo passo verso l'unione era stato fatto.

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Inizia un biennio, 1846 – 1848, di riforme in cui nei vari territori vennero fatte concessioni liberali. Il primo stato a concederle fu lo Stato Pontificio nel 1846, dove Pio IX concesse l'amnistia ai detenuti politici che però dovevano sottoscrivere, per goderne, un atto di pentimento, diede vita a una Consulta di Stato in qualità di organo giudiziario e amministrativo e acconsentì alla creazione della Guardia civica.
Sulla scia di queste prime riforme anche il Granduca di Toscana dovette cedere alle pressioni e concedere più libertà di stampa, acconsentire alla costituzione della Consulta di Stato e della Guardia civica.
L'Austria allarmata per questi fermenti si muove verso lo stato pontificio, nel 1847, e Carlo Alberto entra sulla scena , ma dietro il suo intervento si nascondono solo le sue mire espansionistiche, capite perfettamente da tutti gli altri sovrani che non vedono la cosa di buon occhio.
Inoltre il sovrano sabaudo non aveva ancora concesso nulla e i liberali dell'epoca videro nubi scure posarsi sul Piemonte a causa di questa politica assolutistica.
I molti fermenti costrinsero Carlo Alberto a qualche piccola concessione: una maggiore libertà di stampa e una riduzione dei poteri illimitati della polizia.
Nel 1847 si firmò la lega doganale tra Piemonte, Toscana e Stato Pontificio.

Alla luce di queste piccole concessioni in alcuni stati italiani, negli altri dove i sovrani si erano barricati nel più assoluto ostruzionismo ci furono diverse insurrezioni che vennero represse duramente con scontri tra i cittadini e le forze dell'ordine.
A Roma il malumore era rivolto verso i Gesuiti troppo fermi nel non voler concedere nulla e che tentavano di frenare il papa dal concedere altro. In Piemonte la tirchieria di Carlo Alberto nell'accettare di fare qualche piccola concessione liberale scatenò diverse proteste che culminarono nella manifestazione di Genova nel 1847, dove per la prima volta echeggiarono le note dell'inno di Mameli [3], che fu repressa da un'azione di forza del sovrano. La stessa cosa accadde in Toscana dove il capo dell'insurrezione fu mandato al confino.

Sempre nel 1848 a Palermo esplode una rivolta armata che porta la sconfitta dell'esercito e all'adozione della costituzione. Sulla scia di questo fatto anche nel regno borbonico gli insorti riuscirono a mettere alle strette il re che dovette concedere la costituzione.

Questo gesto mise alle strette i sovrani di Toscana, Piemonte e Stato Pontificio che si ritrovarono a dover concedere anche loro la costituzione. Fu in questo periodo che nacque lo Statuto Albertino [4].

Anche nel Regno delle due Sicilie e nel Lombardo – Veneto le insurrezioni furono represse con violenza.

A Milano agli inizi del 1848 si ebbero le “5 giornate di Milano”, conclusione di un episodio precedente di ribellione pacifica contro l'instaurazione da parte austriaca di una tassa sul tabacco in seguito alla quale la popolazione smise di fumare. La risposta asburgica non si fece attendere e ci furono violenti tafferugli con alcuni morti e molti feriti. Ma la vittoria fu della popolazione milanese.
Approfittando di questo episodio, Carlo Alberto decise di intervenire e dichiarare guerra all'Austria, dando il via alla I Guerra d'indipendenza. Questo gesto ottenne l'inoltro di molte truppe dai vari regni e perfino l'appoggio dei volontari di Garibaldi, tornato dall'esilio. Ma il sovrano sabaudo non seppe sfruttare le forze a sua disposizione. Infatti temendo una vittoria schiacciante dei democratici popolari e quindi la formazione di una repubblica sul modello francese, fece degli errori di strategia non riuscendo a sfruttare il vantaggio della prima sconfitta dell'esercito austriaco, permettendogli di rifugiarsi in una fortezza e di avere rinforzi. Alla luce della nuova situazione le sorti si ribaltarono e Carlo Alberto si trovò costretto a firmare un armistizio con Radetzky.
Fu tacciato come traditore dalla popolazione.
In seguito a questo fatto il sovrano sabaudo fu costretto ad abdicare. Il figlio Vittorio Emanuele II mantenne valide tutte le concessioni fatte dal padre, perfino lo Statuto Albertino. Gli austriaci non furono troppo duri con giovane sovrano.

Alcune resistenze popolari si hanno ancora in alcuni stati, dove i sovrani erano fuggiti in seguito ai fermenti rivoluzionari. Fu in questo periodo che nacque la Repubblica Romana difesa da Garibaldi.
L'intervento francese fu decisivo per la caduta della neo nata Repubblica Romana. Infatti Luigi Napoleone Bonaparte, operando in malafede, intavolò delle trattative con Mazzini eludendo così la resistenza democratica, poi con l'appoggio della maggioranza conservatrice attaccò la repubblica sconfiggendola nel 1849.

Contro Venezia invece intervennero gli austriaci che con un blocco navale impedirono gli approvvigionamenti alla città, prendendola per fame. Solo dopo quattro mesi di lotta il governo si arrese e scese a patti, ottenendo in rispetto del loro coraggio condizioni non troppo sfavorevoli.

Ebbe così fine la I Guerra d'Indipendenza.

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In questo periodo post fallimentare dei moti degli anni quaranta, riprendono vigore i moti mazziniani con una serie di insurrezioni tutte fallite per la mala organizzazione delle stesse, ma la situazione fece si che l'Austria si muovesse duramente contro tutti i territori dove vi erano stati dei moti, reprimendo con il sangue tutte le insurrezioni e imponendo il ritorno ai regimi assolutistici, con la sua supervisione. Tutte le concessioni liberali vengono ritirate.

L'unico stato che non si adeguò fu il Regno di Sardegna, dove Vittorio Emanuele mantenne la costituzione concessa da Carlo Alberto, consapevole che questa mossa gli avrebbe procurato le simpatie di tutti i liberali e antiaustriaci della penisola. L'allora governo guidato da Massimo D'Azeglio promulgò delle leggi per limitare i privilegi del clero in Piemonte, pur mantenendo una posizione conservatrice su tutto il resto, perfino sull'interpretazione dello Statuto Albertino. A favore di queste leggi parlò il ministro Camillo Benso conte di Cavour [5], appena entrato a far parte della scena politica in qualità di ministro del commercio, dell'agricoltura, delle finanze e della marina. Personaggio carismatico e di larghe vedute riesce a spiccare su tutti gli altri e nel 1852, grazie ad abili alleanze strette all'interno del Consiglio, diventa primo ministro, affiancando il re nel governo del regno, e quindi presidente del Consiglio al posto di D'Azeglio che si dovette dimettere.
Inizia ufficialmente un periodo di grandi riforme per il Regno di Sardegna e per l'Italia in generale.

Cavour era ben cosciente che per raggiungere i suoi scopi aveva bisogno di alleanze con le altre potenze europee, fece le mosse opportune per ottenerle.
Affiancò la Francia di Napoleone III nella guerra di Crimea, sperando in un intervento dell'Austria a favore dello Zar di Russia e quindi in una guerra antiaustriaca. L'Austria però non intervenne mantenendosi neutrale. Abilmente Cavour fece dello smacco una piccola vittoria al Congresso di Parigi, dove alle grandi potenze europee fece notare i problemi italiani. L'Austria fu messa sotto accusa dal congresso per i suoi atteggiamenti assolutistici e repressivi.
Con questa mossa era riuscito a far entrare il Piemonte nel complesso gioco politico e diplomatico delle grandi potenze europee. Inoltre accettò un'alleanza con Francia e Inghilterra.

A livello interno Cavour istituisce la Società Nazionale, appoggiando di fatto i movimenti liberali di Mazzini, ma ponendo alla guida dell'unificazione i Savoia. La presidenza di tale società fu affidata a Manin e Garibaldi.
Con questa mossa impose sul panorama liberale della penisola come stato guida nel 1857.

Nel 1858, con il Convegno di Plombières, strinse un'alleanza segreta con Napoleone III per avere un valido appoggio contro l'Austria, ma la clausola imposta dal sovrano francese era che l'appoggio ci sarebbe stato solo se l'Austria avesse attaccato per prima. In base agli accordi al Piemonte sarebbero stati annessi il Lombardo – Veneto e l'Emilia e nel resto dell'Italia sarebbero stati creati due regni governati da principi francesi, unica eccezione il Lazio che rimaneva al pontefice. Per l'aiuto concesso la Francia avrebbe avuto in cambio la Savoia e Nizza.

Nel 1859 in seguito ad atteggiamenti provocatori nei confronti dell'Austria, quest'ultima inviò le sue truppe sul suolo piemontese. La Francia intervenne come da accordi. Da una parte l'esercito sabaudo, dall'altra quello francese e infine i Cacciatori delle Alpi guidati da Garibaldi, l'esercito austriaco perse su tutta la linea. Molti territori sotto il dominio austriaco si ribellarono e si unirono al Piemonte.
Napoleone III capì la piega che stava prendendo la situazione, cioè l'unificazione dell'intera penisola, e di nascosto trattò con l'imperatore d'Austria, ottenendo la cessione della Lombardia, meno Mantova e Peschiera.
Vittorio Emanuele dovette accettare il fatto compiuto, ma Cavour diede le dimissioni indignato. Napoleone III si screditò con questo gesto.

Finisce così la Seconda Guerra d'Indipendenza, aprile 1859 – luglio 1859.

Successivamente grazie al favore inglese a una unificazione del territorio italiano, che avrebbe annullato l'influenza francese sulla penisola, nel 1860 Cavour torna come primo ministro. Si accordò con Napoleone per annettere al Piemonte l'Emilia – Romagna e la Toscana, dandogli in cambio Nizza e la Savoia, a cui il sovrano francese aveva rinunciato con il trattato con gli austriaci

Il Regno di Sardegna comprendeva così: Piemonte, Valle d'Aosta, Sardegna, Lombardia, Emilia – Romagna, Liguria e Toscana. Rimanevano ancora in mano allo Stato Pontificio Umbria, Marche , Lazio e il sud Italia. Questo costò la scomunica papale al Re Vittorio Emanuele II, a Cavour e a tutti membri del governo e del parlamento

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Nel 1860 Cavour intravedeva la possibilità dell'unificazione dell'Italia, seppur con difficoltà dovute alla Francia, che non avrebbe accettato un attacco contro lo Stato Pontificio, e all'Austria, pronta ad approfittare di ogni più piccolo passo falso per reinserirsi nel gioco politico italiano.
Con la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia la politica sabauda ne era uscita screditata e questo era il problema più grave. Quindi l'unico modo per poter attuare l'unificazione era attraverso il partito d'azione, che godeva di enorme popolarità riflessa da Garibaldi e poteva agire fuori dalla politica.

L'avvio alla rivoluzione fu dato dalle insurrezioni contadine del 1860 in Sicilia. Garibaldi intervenne con i suoi Mille (già vestiti della famosa camicia rossa) volontari, composti dal fior fiore della gioventù mazziniana e quindi fortemente credenti negli ideali di unione della penisola. Vittorio Emanuele II era disposto ad aiutare i volontari contro il parere di Cavour, che doveva valutare attentamente ogni sua mossa ufficiale per non compromettere i giochi politici internazionali.
La spedizione garibaldina raggiunse la Sicilia via mare sbarcando a Marsala. Qui l'eroe dei due mondi proclamò la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II e continuò a marciare verso l'interno insieme ai suoi mille e ai picciotti, popolani che speravano in un cambiamento in meglio delle loro condizioni di vita promesse da Garibaldi. Ma ben presto si resero conto che le promesse di Garibaldi non erano concrete in quanto per il successo della spedizione tendeva a creare alleanze con i proprietari terrieri, disposti ad assumere atteggiamenti liberali e favorevoli a Casa Savoia pur di mantenere i loro privilegi. Proprio in seguito a tali alleanze i garibaldini repressero duramente i moti rurali anche quando i contadini richiedevano che Garibaldi mantenesse le promesse che aveva fatto loro.

La marcia di conquista intanto continuava e i tentativi di Francesco II di fermare Garibaldi fallirono tutti, tanto che fu costretto a rifugiarsi a Gaeta, protetto solo da una parte del suo esercito.

Garibaldi giunge a Napoli e qui viene raggiunto da Mazzini che preme perchè venga creata un'Assemblea Costituente per dare un nuovo assetto politico all'Italia, ben sapendo che la sua speranza era inutile e che i Savoia avevano ormai vinto.
L'Italia meridionale era libera.

Garibaldi compiuto il suo lavoro nel sud, decise di continuare a salire per raggiungere Roma e annetterla all'Italia. Questo preoccupò molto Cavour per via dell'intervento francese e decise di prevenire l'imperatore Napoleone, che alla prospettiva della creazione di una repubblica sollecitò Cavour a far intervenire l'esercito piemontese. Così fu e nel 1860 a Teano vi fu l'incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Le truppe garibaldine non furono annesse all'esercito piemontese come era stato richiesto, e come ultima umiliazione no furono neanche passate in rivista dal sovrano. Garibaldi deluso si ritirò a Caprera.
Con un plebiscito l'ex regno borbonico, l'Umbria e le Marche venivano annesse al Piemonte.

Il 17 marzo 1861 venne dichiarata dal Parlamento italiano riunito a Torino l'Unità d'Italia e Vittorio Emanuele Ii venne incoronato primo re d'Italia.

Rimanevano ancora fuori dall'unità il Lazio e le Venezie.

Il nuovo regno non nasceva certo privo di problemi, anzi ne aveva moltissimi dovuti a differenze istituzionali tra i vari territori ora diventati uno solo. Il problema fu largamente capito da Cavour, che però non ebbe il tempo di iniziare a impostare una soluzione poiché nel giugno del 1861, a pochi mesi dall'Unità d'Italia, morì. I suoi successori si preoccuparono solo di estendere a tutta la penisola gli ordinamenti piemontesi, imponendo il servizio militare obbligatorio e un tipo di pressione fiscale che al posto di colpire la classe agiata colpiva la povera gente (come oggi, purtroppo!). Insomma un tipo di governo sordo ai problemi del suo popolo (molto simile a quello odierno!).
A livello interno continuavano a permanere problemi di analfabetismo, scarsa industrializzazione, mancata protezione della classe lavoratrice (quasi tutta agricola), centri urbanizzati che dipendevano dalle campagne per il sostentamento senza però fornire prodotti industriali , scarsità di materie prime, scarsità di linee ferroviarie. Tutto questo contribuiva a ritardare la creazione di un mercato nazionale unitario. E a ritardare la soluzione di questi problemi era l'allora classe politica, rigidamente centralizzata, composta da una destra conservatrice e una sinistra che faceva richieste molto blande, in tal modo il problema sociale rimase senza soluzione.

Dopo la morte di Cavour il suo successore organizzò il governo in provincie amministrate da prefetti, suddivise in comuni amministrati da consigli comunali elettivi presieduti da sindaci di nomina regia, il tutto per centralizzare il potere in mano al re.
Altro passo falso fu l'estensione dello Statuto Albertino a tutta l'Italia, sostituendolo anche a quelle costituzioni più progredite, al posto di rielaborare una costituzione più adatta a un territorio tanto vasto e con vari problemi diversi.

La leva obbligatoria, la pressione fiscale elevata, l'assenza dello stato nei confronti dei più deboli fecero crescere il già esistente fenomeno del brigantaggio nel mezzogiorno nel periodo tra il 1861 e il 1865. Si arrivò a vere e proprie guerriglie tra le bande e i cosiddetti galantuomini che avevano monopolizzato il potere.
I briganti trovarono un appoggio nei Borboni che vedevano in questo un modo per ritornare al potere e riconquistare i loro territori. Il governo reagì duramente a questo fenomeno mettendo in moto una potenza militare enorme che agì in modo efferato.

Parallelamente agli eventi del Mezzogiorno anche nel nord le cose non andavano meglio. Morto Cavour i ministri che gli succedettero non riuscirono a essere alla sua altezza e non durarono. Nel periodo tra il 1861 e il 1862 Garibaldi, ufficialmente osteggiato da Vittorio Emanuele II, tentò una marcia su Roma per conquistarla ma venne fermato dal governo piemontese per ordine di Napoleone III. Nel frattempo lo stesso governo decise di spostare la capitale da Torino a Firenze, il primo passo che avrebbe poi portato la capitale a Roma. Questo fatto provocò una grave crisi a Torino, dove tutta l'economia ruotava attorno al governo. Scoppiarono gravi incidenti che provocarono morti e feriti, ma questo non fece desistere il re a spostare la capitale e nel 1865 a opera del governo Lamarmora Firenze divenne capitale. A Torino alcuni deputati piemontesi crearono la Permanente opponendosi così al governo.

Nel 1864 un problema estero iniziava a raggiungere la sua soluzione: Roma e lo Stato Pontificio , nella persona del Papa Pio IX, stavano compiendo da soli quei passi che avrebbero permesso all'Italia di annetterli nel 1870. Infatti l'intransigenza del papa, che aveva abbandonato ogni idea liberale, lo portò a emanare il Sillabo (che rimase entro i limiti dello Stato Pontificio) nel quale erano raccolte tutte le sue lettere a conferma del suo disaccordo con il nuovo governo, con la libertà di stampa e con il principio democratico e liberale della sovranità popolare.
Questa presa di posizione valse al papa l'abbandono da parte dei suoi alleati e quindi la mancanza di difese, dovuta anche alla caduta di Napoleone III, quando nel 1870 con un ulteriore marcia su Roma da parte delle truppe italiane essa venne annessa al Regno d'Italia: 20 settembre 1870 – Breccia di Porta Pia. Il 2 ottobre 1870 con un plebiscito Roma venne annessa definitivamente al Regno d'Italia.
Nel 1871 Roma diventa capitale del Regno d'Italia, così come era stato pianificato quando l'operazione di unificazione fu avviata.
In quegli anni scoppiò anche una violenta ondata anticlericale in tutta Europa.

Per completare l'unione dell'Italia, quindi annettere al regno anche i territori mancanti, nel 1865 il governo italiano inizia trattative segrete con l'Austria. Quest'ultima sperando di allontanare l'Italia dall'imminente guerra con la Prussia accetta di cederle il Veneto, ma Lamarmora non accetta e porta il paese in guerra (1866). Dopo vari scontri e una decisiva vittoria prussiana, Prussia e Austria giunsero a un armistizio che costrinse anche l'Italia ad accettare lo stato dei fatti. Il governo austriaco cedeva alla Francia di Napoleone III il Veneto e parte del Friuli Venezia Giulia e questi a sua volta li cedette all'Italia.